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Autore: 1455845@aruba.it Creato: 06/07/2006 16.59
Possibilmente parliamo di jazz...

Da 1455845@aruba.it il 24/07/2008 19.03

c'è un'arte nell'esibirsi, dove più che la tecnica strumentale o vocale, conta la capacità 'animale' di imporsi. il magnetismo o come lo vogliamo chiamare però non cancella un dato oggettivo di conoscenza musicale o strumentale. per dirlo in un altro modo, ci sono artisti che hanno la capacità di coinvolgere un pubblico senza sapere fare molto... nel pop la cosa è molto comune, ma questo non può cancellare gli evidenti limiti musicali e strumentali... elton john è perfetto così com'è, ma quanti pianisti suonano meglio di lui?... è offensivo notare i suoi limiti pianistici? e perchè mai?... d'altro canto, mi sembra evidente che invece di lodare chi ha successo, è preferibile spendere qualche parola per grandi artisti che non hanno goduto di uguale riconoscimento... insomma, preferisco parlare di jimmy raney e non di qualche eroe della chitarra che guadagna in un mese ciò che raney ha guadagnato  in una intera vita...

Da 1455845@aruba.it il 25/06/2008 16.21

essere mitomani a 15 anni è giusto e comprensibile,  da 20 anni in poi essere mitomani significa essere
perfettamente imbecilli.   In una classe di conservatorio, che è sicuramente un uditorio selezionato, anche dopo la riforma di letizia moratti, notai sorpresa quando riportai cose che sanno tutti in gran bretagna. e cioè che in  molte incisioni dei beatles  non è ringo starr il batterista, ma bernard purdie; che il pianista è sempre billy preston e che gli assoli di chitarra spesso non sono di george harrison, ad esempio, quello di "something" è di eric clapton; mentre george martin non è il produttore, ma l'arrangiatore ed orchestratore. t.s. eliot sosteneva che l'essere umano non può sopportare troppo realtà... e forse per questo va avanti a miti... tornando a noi, ornette coleman non sa suonare il violino... quello che tenta di fare è simile a ciò che ha tentato keith jarrett in "spirits" con il sassofono ed altri strumenti: fare musica senza tecnica strumentale..... in arte il procedimento risale alla pittura, cioè dipingere senza tecnica pittorica, ad esempio facendo colare liberamente la pittura sulla tela, e dalla pittura esce il termine naif... intellettualmente la cosa può interessare, come interessa qualsiasi tentativo di musica aleatoria, ma questo non cambia lo stato delle cose:
ornette è un grande del jazz, ma non sa suonare il violino.punto.

Da 1455845@aruba.it il 07/06/2008 9.46

ieri ho ascoltato un concerto jazz nella palestra di una scuola. L'acustica era semplicemente offensiva ed il fonico un incompetente. E questo è nella normalità, poi c'era una buona sezione ritmica, mentre due degli strumentisti a fiato erano la dimostrazione che, in italia, i sassofonieri ed i trombettieri non sanno nulla di armonia. Mi sono chiesto spesso come mai i sassofonieri ed i trombettieri possano fare una carriera senza sapere cosa sia una progressione armonica. Forse è la mancanza di visualità dei loro strumenti: alla batteria, contrabbasso, chitarra, pianoforte, violino eccetera, si vede che non sai suonare. Per questo ai vari cocciante, dalla, conte, cutugno nascondono la tastiera: per non fare vedere il loro approccio elementare. Per questa stessa ragione si è riusciti a fare smettere di suonare il violino ad ornette coleman, fermo restando che quest'ultimo ha idee melodiche di tipo superiore anche se è un naif. Ho conosciuto chet baker, è vero che leggeva poco e male, ma se si sedeva al pianoforte, poteva eseguire la progressione armonica di centinaia di standards a memoria. Vorrei sapere quanti sassofonieri e trombettieri italiani saprebbero farlo anche solo per una ventina di brani. 

Da 1455845@aruba.it il 19/05/2008 17.00

i grandi strumentisti jazz spesso non sono buoni compositori di temi ovvero di canzoni su cui improvvisare. i discografici vogliono materiale originale per incassare il più possibile, ma spesso varrebbe la pena di opporsi ed incidere brani già esistenti, ovviamente, ricostruendoli secondo la propria visione musicale. è questa la grande lezione dei grandi del passato che hanno sempre inserito qualche propria composizione nell'incisioni o nei concerti, ma non hanno mai preteso di comporre tutto il loro repertorio. suonare e cantare un brano già esistente significa segnalare ciò che amiamo e che ci lega all'ascoltatore.

Da 1455845@aruba.it il 30/04/2008 1.35

una allieva mi ha scritto che, alla fine di un lavoro commerciale, si sente intimorita pensando al proprio futuro. Posso capirlo perfettamente: il musicista jazz, in italia. lavora solo se ha dietro un plutocrate, un politico o un esponente del clero. Tutti gli altri, circa il novanta per cento, devono offrire la loro abilità strumentale nel campo della musica commerciale oppure dedicarsi all'insegnamento. L'imperativo è sempre lo stesso: 'conosci te stesso'. Può darsi che fare il galoppino ad un politico, un plutocrate o un vescovo, ti sia congeniale. Così come è possibile che stai bene e ti diverti a suonare con gli esponenti della canzone commerciale e che, invece, trovi frustrante l'insegnamento. Bisogna capire cosa è giusto per sè stessi. Conosco tanti musicisti che fanno altri lavori, per avere la libertà di suonare solo ciò che piace a loro. Altri hanno fatto scelte diverse. Escludendo i raccomandati, dei quali ho già detto, le migliori carriere le ho viste fare a chi ha saputo giostrarsi fra il jazz, la classica, la musica commerciale e l'insegnamento. Ma più del talento, la preparazione e la versatilità, conta la capacità di allacciare e mantenere il rapporto con chi può dare lavoro. 

Da 1455845@aruba.it il 04/04/2008 8.52

la prima contaminazione della storia del jazz è stata l'orchestra, che è antitetica al pensiero del musicista jazz. Questi vuole essere considerato un concertista - compositore - improvvisatore, mentre l'orchestra ha bisogno di strumentisti ubbidienti ed allineati, ovvero degli orchestrali. Quando John Coltrane accetta di suonare con Earl Bostic, lo fa per guadagnare qualche soldo, non certo per esprimersi. Ed anche se si chiama John Coltrane, nel momento che fa l'orchestrale, è uno strumentista e non un musicista jazz. Molti musicisti jazz per garantirsi un futuro, ed una pensione, hanno accettato di fare parte di una orchestra, come quella della rai . Spesso hanno smesso di suonare jazz, altre volte hanno resistito, ma il loro unico obiettivo era di passare una serata diversa, imitacchiando qualche incisione particolarmente gradita. Il jazz autentico vuole tutti comprimari e questo è possibile dal solo fino al sestetto. Dal solo pianoforte di Jerry Roll Morton a quello di Keith Jarrett, dal sestetto di New Orleans a quello di Benny Goodman, da quello di 'Kind Of Blue' ai sestetti di oggi ed ovviamente in mezzo ci sono il duo, il trio, il quartetto ed il quintetto.        L'orchestra è, e rimane, una contaminazione amata dai plutocrati, politici e cardinali, per ovvie ragioni.

Da 1455845@aruba.it il 06/03/2008 12.52

il problema con i giornalisti che scrivono di jazz è che, essendo impreparati, contribuiscono ad alimentare l'ingiustizia che regna in questo piccolo mondo. ovviamente si può obiettare che comunque contribuiscono a diffonderlo presso il pubblico più grosso... bisognerebbe stabilire se è maggiore il 'pro' o il 'contro'... resta però insopportabile qualcuno che si esprime dicendo "la migliore sezione ritmica dell'universo" ed altre scemenze da bar dello sport...

Da 1455845@aruba.it il 04/02/2008 14.35

giuly, non ho idea cosa sia una tesi di maturità... sono docente di conservatorio, ma bisogna essere già in possesso di un diploma per studiare con me... il mio suggerimento, visto che sei una clarinettista ed il clarinetto è il mio strumento a fiato preferito, è di fare una tesi su Benny Goodman, non solo come musicista jazz, ma come personaggio culturale a cavallo degli anni trenta e quaranta. Ciò interessa sia la storia che la letteratura anglo-americana e tocca vari argomenti. Per esempio, Goodman fu il primo a presentare apertamente gruppi integrati mettendo sul palco, accanto a lui, alcuni dei più grandi musicisti neri dell'epoca: Teddy Wilson, Lionel Hampton, Charlie Christian, Fletcher Henderson. Così come volle misurarsi con i concertisti classici per fare capire come fosse alto il livello strumentale dei musicisti jazz. Ancora, aiutò Bela Bartok commissionandogli un lavoro che incise con lo stesso Bartok al pianoforte. E' presente in molti film, fra cui il divertente "A song is born", da noi ribattezzato "Venere ed il professore". Ed il film della sua biografia è forse l'unico accettabile fra tutte le biografie cinematografiche dei musicisti jazz.

Da 1455845@aruba.it il 15/01/2008 7.51

in europa, si è sempre accettato un musicista che abbia poco o niente swing, purchè il suo prodotto sia di buon livello. è giusto così, perchè il pubblico europeo, in generale, non cerca di individuare lo swing. accettare, ad esempio, george shearing, ha una sua logica: è un eccellente pianista e musicista, lo swing è appena accennato, ma la sua classe compensa questa sua lacuna per molti ascoltatori. in realtà, anche alcuni statunitensi non hanno fatto dello swing una componente essenziale del loro lavoro. e molti hanno suonato o cantato con colleghi senza swing, la cui capacità musicale è fuori dal comune: vedi louis armstrong e barbra streisand. Si può affermare con ragionevole certezza che lo swing coincide con la pronuncia jazz. pertanto un musicista dalle forti radici classiche fa fatica a produrre swing. ma, senza arrivare a mettere perlman con oscar peterson o kiri katanawa con ray brown, la contaminazione può risultare interessante. la famosa frase di duke ellington va ritoccata: non è detto che non significa niente, se non ha swing. così come non è detto che un europeo abbia meno swing di uno statunitense. anche pensando solo all'italia: franco d'andrea, enrico pieranunzi e antonio faraò producono swing quanto e più di uno statunitense. e se penso all'altra nazione europea che conosco abbastanza, la gran bretagna, aggiungo che nessuno, e sottolineo nessuno, può insegnare a fare swing a musicisti come victor feldman, stan tracey o gordon beck. by the way, niels pedersen, dave holland e george mraz 'swingavano duro' anche nel loro paese nativo.

Da 1455845@aruba.it il 01/01/2008 14.18

sono andato ad ascoltare un concerto di una mia ex allieva e mi sono sorbito un'ottima esibizione di jazz commerciale. il jazz commerciale è sempre esistito, da paul whiteman a glenn miller a chi vi pare..., la sua formula è semplice: ridurre o eliminare l'improvvisazione. ora, per uno che è cresciuto con 'kind of blue', 'the shape of jazz to come', 'my favorite things', 'sunday at village vanguard' e che ha per coetanei musicisti che hanno definito il jazz sinonimo di libertà, ascoltare un concerto di jazz commerciale con i suoi arrangiamentini dal gusto discutibile, è penoso. Ammetto che i musicisti erano ottimi, che i suoni erano belli, che la mia ex allieva sapeva tutto a memoria per benino, ma preferisco il jazz autentico con tutto il suo disordine ed il suono "dirty"... e soprattutto con il suo desiderio di libertà.