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   JAZZ BLOG Riduci
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Autore: 1455845@aruba.it Creato: 06/07/2006 16.59
Possibilmente parliamo di jazz...

Da 1455845@aruba.it il 14/09/2007 2.54

Serena mi chiede se ci sono testi teatrali basati sul jazz... l'unico che ricordo bene è "The Connection" di Jack Gelber... una sorta di "Aspettando Godot" paradossale dove un gruppo di drogati, fra cui musicisti jazz che ovviamente suonano spesso, aspettano il portatore di eroina... ci sono numerose novelle che sono diventate dei films e che potrebbero essere adattate per il teatro: "The Man With The Horn" di Dorothy Parker, "L'uomo dal braccio d'oro" di Nelson Algren (l'amante americano di Simone Beauvoir...)... si potrebbero portare sulla scena molti copioni cinematografici: "Paris Blues", 'Round Midnight di Tavernier, ovviamente "New York, New York", "Too Late Blues" di Cassavetes, "Mo' Better Blues" di Spike Lee... le biografie non mi piacciono e le tralascio... conto di tornare sull'argomento...

Da 1455845@aruba.it il 08/09/2007 11.43

per scrivere analisi e critica musicale, soprattutto contemporanea, bisogna avere sviluppato un orecchio armonico... cioè la capacità di sentire tutto ciò che succede a livello armonico... pertanto i vari claudio sessa, vincenzo martorella e così via, dovrebbero capire che non hanno la preparazione musicale per definirsi critici o studiosi... al massimo cronisti...tenendo presente che il novanta per cento dei diplomati in musica non matura un orecchio armonico, che viene riservato solo agli studenti di composizione...(e lo scrivente trova la cosa deprecabile...) cercherò di essere esplicito... prendiamo ad esempio un cantante jazz: 1) affronta delle melodie che presentano una serie continua di intervalli e modulazioni, cioè cambi di tonalità, a volte difficili... (l'opposto sono le notine ribattute decine di volte dei vasco rossi o lucio battisti...) 2) l'armonie di base sono accordi di cinque o sei note e spesso la nota lunga da tenere è fuori accordo... (non siamo nel mondo delle triadi di dalla o ramazzotti...) 3) il testo è molto vicino alla poesia pura o, comunque, vuole un autentico impegno di interpretazione... (non sono da festival di sanremo...) 4) il cantante jazz non può esimersi di avere una veste internazionale e pertanto deve confrontarsi con più lingue... Anche dei cantanti veri come bocelli o massimo ranieri soffrirebbero in un contesto jazz autentico...dove dovrebbero affrontare "Turn Out The Stars" di Bill Evans o "Ask Me Now" di Thelonious Monk... Concludendo chi non è capace di capire tutto questo, come sessa o martorella, è meglio che si occupi di cristicchi... perchè questo è tutto ciò che gli permette la sua preparazione...meglio, la sua impreparazione...

Da 1455845@aruba.it il 09/07/2007 11.19

oggi che, per il ben noto andamento della storia chiamato "corsi e ricorsi", si ripete la situazione del primo jazz... e cioè tutti compongono il loro materiale... appare chiaro che qualcuno possiede il dono di fare un tema che altri vogliono suonare, interpretare e così via... mentre altri, pur componendo estesamente non hanno questo dono... oscar peterson sosteneva che la cosa non può essere termine di valore: tanta gente dalla conoscenza musicale minima, ha costruito temi che sono diventati comune repertorio... ma questo dimostra che si tratta di un dono... george shearing si lamentava che delle sue quattrocento composizioni, solo una, "lullaby of birdland", è conosciuta da tutti...poteva aggiungere che un'altra, "conception", è ripresa solo da grandi virtuosi... cos'è che fa dei beatles repertorio comune, mentre pochi sono interessati alle canzoni di elton john, sting o dei coldplay? sicuramente la loro esposizione mondiale e le solide strutture dei loro brani, ma anche un "quid" che appartiene al regno dell'attrazione... alcuni musicisti hanno avuto questo dono per tutta una vita: hoagy carmichael, duke ellington, monk, jobim... altri solo per pochi anni: miles davis, hancock, sonny rollins... qualcuno l'ha perso e poi l'ha ritrovato... qualcuno non l'ha cercato...non sono d'accordo con oscar peterson...posso convenire che non è un dato per sminuire il valore di un artista jazz... ma molti vorrebbero avere questo dono e gente come charlie mingus, john lewis, horace silver, john coltrane e così via hanno costruito una carriera su di esso...

Da 1455845@aruba.it il 07/06/2007 9.14

è molto più difficile fare una incisione di jazz vocale che una strumentale di pari livello... da bravo studioso della materia, mi sono spesso chiesto perchè... esaminando i vari elementi, si nota che un brano cantato sceglie un soggetto preciso, mentre un brano strumentale lascia alla fantasia di ognuno l'individuazione della sua storia... se così possiamo dire... poi c'è la voce del cantante o della cantante... niente può risultare così soggettivo... parlando di strumenti, diciamo in generale: ci piace il sassofono, il pianoforte, la chitarra...magari notiamo che preferiamo il sassofono contralto al tenore o viceversa... ma raramente ci soffermiamo sul suono di questo o di quel soggetto... anzi, di solito amiamo la diversità... con la voce, il comportamento è opposto... per ragioni che spesso non sappiamo individuare, amiamo questo e non quello... il cantante preferito di charlie mingus era jackie paris, mentre miles davis voleva bob dorough: scelte assolutamente impopolari...lo scrivente trova irresistibile il timbro di Johnny Hartman, stilisticamente vota mark murphy, ma pensa che il massimo del jazz vocale sia ancora armstrong che canta ellington, in una incisione dove lo stesso ellington prende il posto di billy kyle nel gruppo di armstrong... viene il dubbio che l'impresa sia disperata...

Da 1455845@aruba.it il 13/05/2007 1.52

nel jazz non ci sono più figure di riferimento: è l'effetto della globalizzazione...essendo ormai il jazz diffuso in tutto il mondo, come il cinema, ognuno si esprime traendo spunto da dove gli pare... può essere la cultura locale... può essere il mito americano (si pensi agli "spaghetti western"...)... può essere la cultura classica che è di fatto la cultura della notazione musicale... e che ha sempre furbescamente accolto chiunque abbia voluto partecipare al rito della scrittura e della interpretazione... da chiunque e da ogni parte...magari mescolando varie fonti... la mancanza di figure di riferimento non è un limite, anzi, è la maturazione e la misura della grandezza del movimento stesso...

Da 1455845@aruba.it il 25/04/2007 2.05

devo ritornare sul momento storico perchè vedo che il concetto è poco recepito...ci sono momenti di creatività e momenti di testimonianza... forse è presuntuoso dire quale è il momento attuale, ma credo che pochi possono negare che il grande cinema italiano è datato negli anni '40, '50, '60 e poco altro... poi c'è una esibizione di versatilità e, soprattutto, un lavoro di testimonianza che non va sminuito... perchè questo è il lavoro che porta Dante o Shakespeare, Bach o Mozart, Ellington o Parker ai giorni nostri...Christian De Sica è bravo come il padre, ma per incidere sulla scena mondiale avrebbe dovuto vivere gli anni che ha vissuto il padre... e la stessa cosa vale per marco risi e così via... non è l'abilità individuale che fa la grandezza, ma il periodo storico... non vanno però sminuiti i momenti di testimonianza, perchè servono per esaminare a fondo le grandi opere e seminano le premesse per un futuro di nuovo creativo... c'è solo un dovere collettivo: continuare ad amare il grande passato e tentare testardi di competere con esso... il resto lo farà la storia...

Da 1455845@aruba.it il 09/04/2007 2.02

ci sono dei dizionarietti pieni di umore nero... divertentissimi... il modello penso che sia swift...gionata... esiste uno sulla musica fatto da una coppia di canadesi... credo di averlo regalato a qualcuno... devo comprarne una altra copia... ricordo la definizione di "critici:"ce ne sono di due tipi: quelli comprati e quelli venduti..."... si potrebbe estenderlo, ad esempio, "sassofonista": individuo che soffia molto forte e veloce e che continua il suo 'assolo' vari minuti dopo che è finito... oppure "trombettista italiano": individuo che tiene la tromba alla miles davis, gesticola alla miles davis, si siede alla miles davis e suona noiosamente come tutti i 'very cheap miles' che affollano il globo...

Da 1455845@aruba.it il 25/03/2007 3.29

colleziono "down beat" dal 1963... pertanto non ammetterò mai che qualche altra rivista sta facendo meglio... ma "jazz times" sembra essere orientata a differire le registrazioni per organico... lo sostengo da anni... la musica dei pianisti non va mescolata a quella velleitaria dei sassofonisti e trombettisti... ed i cantanti hanno fini artistici diversi dai chitarristi o batteristi... e sono differenze strutturali e, dunque, tecniche: un grande della musica strumentale, come Gary Burton , non è altrettanto grande a fare un disco di jazz vocale... la storia ci insegna che un quartetto d'archi è cosa ben diversa da una opera lirica... perchè nel jazz ci si ostina a fare di ogni erba un fascio?

Da 1455845@aruba.it il 06/03/2007 9.00

... anche se sono uno dei tanti figli di "kind of blue"... il mio gruppo preferito è il modern jazz quartet per tante ragioni... hanno un nome collettivo, e questo significa che capiscono perfettamente che il jazz è un'arte collettiva... di fatto scrivono solo temi e punteggiano occasionalmente alcuni "appuntamenti" durante l'improvvisazione... non perdono mai di vista lo swing ed il blues e adorano le grandi canzoni... curano in maniera meticolosa soprattutto la dinamica... non amo particolarmente le loro trascrizioni classiche, ma anche in questo caso le loro qualità rimangono intatte... e lasciano trapelare la loro formazione jazz...

Da 1455845@aruba.it il 05/03/2007 14.38

... c'è chi ha idee, c'è chi copia le idee altrui e c'è chi suona uno strumento come se fosse un gioco d'abilità paragonabile al ping pong... per lo scrivente non c'è dibattito: fra kenny dorham, un qualsiasi trombettista italiano e maynard ferguson... sceglierò sempre l'autore di 'blue bossa'... by the way, avete visto 'the commitment'? quelle accuse al jazz sembrano forzate ed imprecise... ma provate a mettere sassofonisti e trombettisti davanti alla parola jazz e tutto risulta condivisibile e convincente...