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   JAZZ BLOG Riduci
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Autore: 1455845@aruba.it Creato: 06/07/2006 16.59
Possibilmente parliamo di jazz...

Da 1455845@aruba.it il 16/11/2006 15.46

anche se il jazz è nato dall'incontro/scontro fra la cultura europea e quella africana, condito in salsa ebraica..., è stato molto importante che sia nato in america e sviluppato in america... perchè sia in europa che in africa o nell'asia minore, l'integralismo è dietro l'angolo... non riusciamo ad accettare l'altro... il diverso... (non ci riescono nemmeno gli americani... è vero, ma hanno una costituzione che li costringe a fingere di farlo...)... faccio due esempi, che mi sembrano illuminanti: in italia non puoi cambiare il testo di una canzone, mentre in america è possibile modificare il testo originale perchè non corrisponde alle caratteristiche della tua etnia, religione, sessualità e così via... così i neri cambiavano blue eyes in bright eyes... in italia i musicisti scelgono uno stile con atteggiamento da talebani... mentre in america, tutti mostrano rispetto per lo stile degli altri...( o almeno fingono di farlo: ed è sicuramente preferibile all'integralismo italiano...) insomma, solo in america (tutta l'america a dire il vero...) poteva nascere un incrocio di culture ed il rispetto sia per una formazione autodidatta come Lionel Hampton che per una formazione da musicista colto come Gary Burton... sia per Django che per Jim Hall... sia per Erroll Garner che per Bill Evans... sia per il flauto da strada di Roland Kirk che per quello colto di Hubert Laws... anyone for freedom?

Da 1455845@aruba.it il 05/11/2006 14.41

il jazz è difficile per gli italiani perchè, come tutti i popoli monoteisti e integralisti, non accettano che qualcosa che loro conoscono possa essere proposta con un aspetto diverso... alla base del jazz c'è questa tolleranza e questa curiosità nel sentire un motivo risaputo da una prospettiva diversa, con diverse armonie, metrica ed indirizzo espressivo... mentre gli italiani pensano che una canzone si faccia in un solo modo e costringono chi la ripropone ad imitare la versione che conoscono... insomma, a dispetto del loro indiscutibile talento musicale, gli italiani hanno una cultura da "balera" e questo impedisce il raggiungimento di una visione internazionale che è l'unica possibile per il jazz.

Da 1455845@aruba.it il 26/10/2006 11.38

ho notato che una mia ex allieva, ormai una cantante preparata ed attiva, usa il suo vero nome quando canta classico ed un 'nickname' quando canta jazz... e mi è venuto in mente un grande clarinettista Bill Smith, che quando suonava musica da camera classica, si firmava William O. Smith... Bill Smith era la prima scelta di Dave Brubeck per sostituire Paul Desmond, e posseggo una incisione deliziosa di Smith con Jim Hall, Monty Budwig e Shelly Manne che improvvisano su temi folk... se a questo si aggiunge che Smith era ambasciatore americano a Roma... la domanda spontanea è la seguente: ma come fanno ad avere tutto questo tempo libero gli ambasciatori?...

Da 1455845@aruba.it il 12/10/2006 2.13

è divertente come nel jazz viene accolto male un polistrumentista... in realtà, chiunque deve suonare almeno un paio di strumenti per completare la propria preparazione musicale...a questo proposito erano divertenti le lezioni di piano di phil woods su una rivista francese, dove il sassofonista perorava la necessità di conoscere il pianoforte per qualsiasi strumentista non pianista... del resto basta pensare al pianismo di charlie mingus o di john surman, per rendersi conto di quanto sia importante sapere suonare il pianoforte per una perfetta conoscenza armonica... ma il polistrumentista è qualcuno che vuole esprimersi con vari mezzi, in vari contesti... e ciò scatena la gelosia dei suoi colleghi (che ci sarebbe comunque, anche suonando un solo strumento...)... assumendo una veste di arte varia... essendo un cantante, pianista e vibrafonista, posso testimoniare che i cantanti non capiscono perchè io voglia cantare visto che suono il pianoforte... i pianisti non capiscono perchè voglia suonare il pianoforte visto che canto e suono il vibrafono... ed i vibrafonisti sono arrabbiati perchè invado il loro campo mentre potrei cantare e suonare il pianoforte... guerre fra poveri... bisogna capirle... by the way, il mio polistrumentista preferito è il canadese don thompson: contrabbassista, vibrafonista e pianista eccellente... vale la pena di raccontare come l'ho conosciuto... stavamo ascoltando il trio di jim hall al teatro olimpico e ci chiedavamo chi avrebbe suonato il pianoforte messo davanti nel palco... poco dopo, il batterista uscì e don thompson che aveva fino ad allora suonato magnificamente il contrabbasso, passò al pianoforte e con jim hall suonarono i brani incisi da hall con bill evans... poi ho comprato un suo disco di vibrafono... semplicemente eccellente...

Da 1455845@aruba.it il 24/09/2006 10.52

nel jazz, l'ideale è avere un proprio suono e l'obiettivo più alto è sicuramente riuscire ad organizzare un proprio gruppo che abbia un proprio suono... pertanto è proprio mancanza di cultura elogiare queste imitazioni di miles, coltrane o charlie parker et similia... quando un artista tende a raggiungere un suono che lo rappresenti, che lo riassumi... sente la vastità e la difficoltà dell'obiettivo... mentre che c'è di più tranquillo di rifarsi ad un modello collaudato e famoso? intrinseca assenza di una autentica sensibilità artistica in chi lo fa... e si pensi che raggiunto un "proprio" suono si è solo a metà dell'opera: poi bisogna riuscire ad avere un proprio suono di gruppo anche ripetendo un organico strumentale consolidato... si pensi a bill evans o a john coltrane: che c'è di più comune di un trio piano, contrabbasso e batteria o di un quartetto di sassofono più sezione ritmica... evans e coltrane sono stati capaci di dare a questi due organici un suono d'insieme inconfondibile.

Da 1455845@aruba.it il 21/09/2006 10.52

parlando con puccio sboto, forse il più famoso vibrafonista romano, che ha insegnato il bebop a quasi tutti i pianisti e chitarristi che circolano, semplicemente invitandoli a suonare a casa sua... gli ho chiesto perchè il vibrafono ha così poco successo in europa...soprattutto paragonato ad altre eleborazioni strumentali statunitensi come la batteria, la chitarra elettrica... forse solo l'organo hammond ha meno successo del vibrafono nonostante fats waller l'abbia lanciato con un capolavoro autentico com'è "jitterbug waltz"... puccio pensa che il vibrafono piace a chi ha una autentica cultura jazz... il che significa veramente a pochi...

Da 1455845@aruba.it il 16/09/2006 9.30

un musicista jazz si presenta come uno strumentista che compone ed esegue la sua parte usando l'improvvisazione come metodo di composizione. pertanto, quando valutiamo o vogliamo valutare, un tale musicista dobbiamo valutare il suo lavoro nel contesto di tutta l'opera... se è un collaboratore, è importante che abbia compreso perfettamente le intenzioni del direttore dell'esecuzione ed abbia contribuito ad esaltare ed espandere ogni dettaglio... se è anche il direttore, è importante che abbia scelto bene i suoi partners e che abbia spiegato bene le sue intenzioni, sì che questa composizione simultanea di varie personalità, giunga ad un risultato omogeneo. alla fine nel jazz, si esaltano vari gruppi dove questo connubbio felice si è avverato: e si parla degli hot seven di louis armstrong, del sestetto di benny goodman, dei quintetti di miles davis, del "modern jazz quartet", del trio di bill evans con scott lafaro, del quartetto di ornette coleman con charlie haden e così via... e questo già ci dice della natura collettiva di questa musica e della difficoltà di valutare un musicista che va visto nel contesto: per fare un nome, connie kay è perfetto nei suoi contesti ed è una stupidaggine pensare che un altro batterista avrebbe fatto meglio... avrebbe fatto cambiare il dettaglio musicale... avrebbe cioè fatto diversamente... ma questo non significa meglio...

Da 1455845@aruba.it il 07/09/2006 8.29

... lo strumento è la prima dichiarazione dell'artista... equivale nel cinema al genere... ed il polistrumentista è come un cineasta che ami esprimersi in generi diversi... il cinema ama fare vedere il suo aspetto collettivo... nei suoi festival, nelle sue premiazioni, si parla della fotografia, dei costumi, delle colonne sonore, degli attori non protagonisti e così via... si lavora per fare vedere la complessità dell'evento e l'importanza di chiunque partecipi ad esso... il jazz italiano agisce al contrario, riducendo la cosa a pochi nomi, quasi sempre trombettieri e sassofonieri come se fossero veramente i migliori musicisti in circolazione... nei paesi dove il jazz è di casa (vogliamo dire la granbretagna?...) tutti sanno che un pianista o un chitarrista è più musicista di qualsiasi soffiatore perchè mentre questo soffia, gli altri devono imparare le leggi di tutta la costruzione musicale, se vogliono suonare... un organista si deve occupare della linea di basso, dell'armonizzazione, dell'accompagnamento e dell'improvvisazione melodica... un batterista è il vero direttore di una esecuzione jazz insieme al contrabbassista... chi si rivolge ad un trombettista o ad un sassofonista come un tutto e come se pensasse che i titoli mondiali li vincono i cassano... i cassano non sono nulla senza i buffon, i cannavaro, i grosso, i de rossi ed i gattuso... by the way, quanti concerti da solo esistono di tromba o sassofono? ed ancora, un cantante affronta una problematica maggiore di un musicista a fiato perchè ci sono le parole che, da sole, rappresentano una impresa infinita...

Da 1455845@aruba.it il 07/09/2006 3.27

... ho sempre pensato che gli italiani che fanno del jazz... sono come truppe che agiscono nel territorio nemico: non si possono criticare...al massimo si possono mandare viveri... e forse consigli... ma solo se richiesti... ma il referendum è una cosa che non reggo... anche semplicemente perchè non differisce fra i vari strumenti che già potrebbe aiutare la tesi che tutto ciò aiuta facendo pubblicità all'intera comunità Jazz...

Da 1455845@aruba.it il 02/09/2006 9.29

... gli esseri umani, come tutte le bestie feroci, sono in aperta competizione fra di loro... su "down beat", rivista storica, c'era allegata la scheda per votare il migliore trombettiere, il migliore sax alto, tenore e così via... senza dimenticare chi merita migliore considerazione... così, per esempio, puoi votare come migliore trombettiere domenico gargiuolo e dire che francesco esposito è un trombettiere che merita maggiore considerazione... il tutto poi viene sublimato nel numero finale dell'anno dove tutti questi nomi vengono elencati e i vincitori godono di una intervista... chi scrive sul giornale sostiene che questo gioco fa una enorme pubblicità a tutto la cultura (cosa?...) jazz... qualche artista ha cercato di fare capire il limite della gara:il cantante kurt elling si è presentato all'intervista insieme a tre suoi colleghi, mark murphy, jon hendricks e kevin mahogany, ed ha voluto che l'intervista fosse fatta a tutti e quattro... elling doveva fare di più e presentarsi con venti colleghi... forse il grafomane avrebbe capito... ma quello che la gara non dice è 1) chi vince non è il più bravo e solo il più popolare al momento... 2) gli strumenti che si possono suonare muovendosi, sono più facili... (avete presente woody allen che insegue la banda con il violoncello, in una delle sue gag più riuscite?) 3) nel jazz, la tecnica esecutiva è sopravvalutata perchè la cosa più importante è avere idee e capacità espressive ergo: con due note monk mette tutti a tacere... 4) chi vince ha semplicemente un buon rapporto con i giornalisti e con i discografici, insomma ha capacità politiche... ma che c'entra tutto questo con la musica? 5) se si paragonano due musicisti classici (due esecutori) forse ( e sottolineo 'forse') si può dire chi è il più bravo... magari facendogli interpretare lo stesso brano... ma in jazz, la cosa è praticamente irrealizzabile perchè tutti aspirano ad una propria musica... 6) chiunque ha più tecnica vocale di billie holiday... ma non è billie holiday... ... ho dimenticato di votare per "down beat", ma, by the way, perchè onestamente non diciamo che il referendum ci segnala chi è meglio distribuito, meglio prodotto ed ha più amici fra i giornalisti?