﻿<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/" xmlns:trackback="http://madskills.com/public/xml/rss/module/trackback/">
  <channel>
    <title>jazz blog</title>
    <description>Possibilmente parliamo di jazz...</description>
    <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/BlogId/1/Default.aspx</link>
    <language>it-IT</language>
    <webMaster>info@ninoderose.it</webMaster>
    <pubDate>Mon, 18 May 2026 14:16:03 GMT</pubDate>
    <lastBuildDate>Mon, 18 May 2026 14:16:03 GMT</lastBuildDate>
    <docs>http://backend.userland.com/rss</docs>
    <generator>Blog RSS Generator Version 3.4.0.28765</generator>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards. da Lennie Tristano a Joe Pass</title>
      <description>&lt;p&gt;L’improvvisatore jazz solitamente non compone canzoni, ma studi, a volte, addirittura esercizi. E’ un peccato, perché la sua preparazione porterebbe ad una composizione cantabile di alto livello, come ha pienamente dimostrato &lt;strong&gt;Duke Ellington&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Ma Ellington e pochi altri sono delle eccezioni, l’improvvisatore jazz compone quasi sempre per fissare sulla carta il linguaggio che sta mettendo a punto.&lt;br /&gt;
Gli studi fanno parte della storia della musica, ma solo artisti grandiosi come &lt;strong&gt;Bach, Chopin, Lizst, Scriabin&lt;/strong&gt; e simili, hanno composto studi che sono considerati brani di repertorio.&lt;br /&gt;
Anche nel jazz, qualche studio è diventato brano di repertorio ovvero standard, ma la cosa è rara.&lt;/p&gt;</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1061/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1061/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1061</guid>
      <pubDate>Tue, 03 Jan 2012 17:29:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1061</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards . da La Rocca a Jimmy Giuffré</title>
      <description>&lt;p&gt;I musicisti jazz d’origine italiana da &lt;strong&gt;Nick La Rocca&lt;/strong&gt; a &lt;strong&gt;Rachel Z.&lt;/strong&gt; (&lt;strong&gt;Rachele Nicolazzo&lt;/strong&gt;, genitori di Cosenza, e fresca sposa del batterista &lt;strong&gt;Omar Hakim&lt;/strong&gt;) hanno contribuito e contribuiscono in maniera significativa al repertorio jazz.&lt;br /&gt;
Ma va distinto il repertorio jazz che comprende qualsiasi brano anche se composto dal più oscuro dei ‘performers’, dal “jazz standard”.&lt;br /&gt;
Il jazz standard è un brano che per desiderio di imitazione ed emulazione è conosciuto da quasi tutti gli improvvisatori jazz.&lt;br /&gt;
Non è un attestato di bellezza, né di originalità, ma semplicemente che la maggiore parte dei musicisti hanno memorizzato questo brano e spesso sanno eseguirlo appena viene nominato il titolo.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Nick La Rocca&lt;/strong&gt; è stato il primo ad incidere jazz nel 1917.&lt;/p&gt;</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1060/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1060/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1060</guid>
      <pubDate>Tue, 15 Nov 2011 15:26:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1060</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards. The Cat</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Il gatto &lt;/strong&gt;o&lt;strong&gt; la gatta&lt;/strong&gt; – in inglese il nome è neutro – è spesso nei titoli dei brani composti dai musicisti jazz.&lt;br /&gt;
La ragione non è un particolare amore per questo animale, ma è nel nome che, nello ‘slang’ americano, significa musicista jazz.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Walt Disney&lt;/strong&gt;, nel film &lt;u&gt;“Gli Aristogatti”&lt;/u&gt;, cercò di rendere di comune conoscenza questo doppio significato con la canzone: &lt;u&gt;‘Everybody Wants To Be A Cat’&lt;/u&gt;.  Ma in Italia, pochi hanno recepito il messaggio ed ancora nelle  traduzioni di biografie di musicisti jazz o altro, l’equivoco permane.&lt;br /&gt;
Lo standard più famoso che riporta questo nome è proprio &lt;u&gt;‘The Cat’&lt;/u&gt; dell’organista Jimmy Smith. Un discreto successo ha avuto anche &lt;u&gt;‘The Cat Walk’&lt;/u&gt; di &lt;strong&gt;Gerry Mulligan&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1059/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1059/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1059</guid>
      <pubDate>Wed, 28 Sep 2011 08:18:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1059</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards. Cicognini, Ortolani, Rota</title>
      <description>&lt;p&gt;Si è già detto che i musicisti jazz prediligono le canzoni da film da aggiungere al repertorio prodotto da loro stessi.&lt;br /&gt;
Ecco tre grandi compositori di colonne sonore italiani che hanno arricchito il repertorio internazionale.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Alessandro Cicognini&lt;/strong&gt; (Pescara 1906 – Roma 1995) è stato un compositore che ha firmato più di cento colonne sonore dal 1936 al 1993. Fra le opere firmate di Cicognini ci sono alcuni titoli che hanno imposto il cinema italiano nel mondo: &lt;u&gt;‘Sciuscià’&lt;/u&gt;, &lt;u&gt;‘Ladri di Biciclette’&lt;/u&gt;. &lt;u&gt;‘L’oro di Napoli’&lt;/u&gt;, &lt;u&gt;‘Pane, Amore e Fantasia’ &lt;/u&gt;e così&amp;#160; via.&lt;/p&gt;</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1058/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1058/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1058</guid>
      <pubDate>Thu, 15 Sep 2011 09:16:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1058</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards. Pete Rugolo</title>
      <description>&lt;p align="justify"&gt;&lt;strong&gt;Pietro Rugolo&lt;/strong&gt;, detto &lt;strong&gt;Pete&lt;/strong&gt;, è nato a San Piero Patti in provincia di Messina nel 1915. La sua famiglia emigrò negli Stati Uniti cinque anni dopo.&lt;br /&gt;
Rugolo è uno dei nomi più importanti nel jazz moderno strumentale ed orchestrale, genere che ha affrontato in varie vesti: come dirigente discografico, come compositore, come orchestratore , come pianista e come direttore d’orchestra.&lt;br /&gt;
Come dirigente discografico, ovvero ‘producer’, che non è il finanziatore, ma l’uomo dell’industria discografica che commissiona il prodotto e lo segue in tutte le sue fasi. Rugolo vanta un capolavoro: &lt;u&gt;“The Birth Of The Cool”&lt;/u&gt; di &lt;strong&gt;Miles Davis&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Nel contempo, Rugolo ha scritto numerose composizioni ed orchestrazioni per &lt;strong&gt;Stan Kenton&lt;/strong&gt;, che l’hanno reso celebre: la serie &lt;u&gt;“Artistry”&lt;/u&gt;.&lt;/p&gt;</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1057/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1057/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1057</guid>
      <pubDate>Sun, 07 Aug 2011 06:51:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1057</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards. Harold Spina</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Harold Spina &lt;/strong&gt;(N.Y. 1906 – 1997) è stato un eccellente compositore di canzoni, dotato di una scrittura musicale limpida destinata ad arrivare a chiunque.&lt;br /&gt;
A questo, Spina ha aggiunto anche una capacità di produttore radiofonico, televisivo e discografico, così come di autore di testi.&lt;br /&gt;
E’ stato, insomma, una personalità molto attiva che ha anche organizzato l’archivio delle canzoni prodotte da Hollywood, insieme ad &lt;strong&gt;Henry Mancini&lt;/strong&gt; ed altri grandi della canzone.&lt;br /&gt;
Spina ha lavorato spesso con gli attori ed ha prodotto una incisione dove &lt;strong&gt;Anthony Quinn&lt;/strong&gt; recita alcune canzoni dello stesso Spina con un sottofondo orchestrale.&lt;br /&gt;
Un viaggio fra le incisioni che elenca “All Music” e quelle che appaiono su You Tube, dovrebbe darci un completo ritratto di questo compositore.&lt;br /&gt;
&lt;u&gt;“A Lonesome Cup Of Coffee”&lt;/u&gt; è una bella ‘blues song’ i</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1056/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1056/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1056</guid>
      <pubDate>Thu, 21 Jul 2011 20:18:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1056</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards.  Signorelli, Gasparre, Paparelli</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Frank Signorelli&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Dick Gasparre&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Frank Paparelli&lt;/strong&gt; sono tre pianisti di diversa collocazione e concezione musicale.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Frank Signorelli&lt;/strong&gt; (1901 – 1975) è stato una figura importante nel passaggio dal jazz tradizionale allo swing, cioè della prima evoluzione del linguaggio jazz.&lt;br /&gt;
Signorelli ha suonato con tutti i personaggi di questa evoluzione ed ha anche composto dei brani che dichiaravano una certa posizione culturale: &lt;u&gt;“Caprice Futuristic”, “Tempo De Modernage”&lt;/u&gt;. Ma ovviamente il Jazz lo ricorda per le sue canzoni, tre delle quali sono fra gli standards più incisi nella storia di questa musica.&lt;br /&gt;
&lt;u&gt;“A Blues Serenade”&lt;/u&gt; è il primo titolo che vanta centinaia d’incisioni, fra cui basterà ricordare &lt;strong&gt;Duke Ellington, Glenn Miller &lt;/strong&gt;e&lt;strong&gt; Sarah Vaughan&lt;/strong&gt;.&amp;a</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1055/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1055/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1055</guid>
      <pubDate>Fri, 08 Jul 2011 08:33:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1055</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards. Ted Fio Rito</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Teodoro Salvatore Fiorito&lt;/strong&gt; nacque nel 1900 nel New Jersey da una coppia di italiani meridionali.&lt;br /&gt;
Teodoro manipolò il suo nome in maniera insolita: prese Ted come nome proprio e poi divise in due parti il cognome: &lt;strong&gt;Fio Rito&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Ted Fio Rito, pianista, direttore d’orchestra e compositore, è stato per almeno trenta anni, uno dei nomi celebri della musica d’intrattenimento statunitense. Poi continuò ad esibirsi localmente in Arizona, dove si spense nel 1971.&lt;br /&gt;
Peter Mintun, un cantante e pianista bravissimo, specializzato nel repertorio dei primi anni quaranta del secolo scorso, afferma che Ted Fio Rito è un compositore decisamente sottovalutato.&lt;br /&gt;
E’ Vero.&lt;/p&gt;</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1054/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1054/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1054</guid>
      <pubDate>Sat, 02 Jul 2011 13:22:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1054</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards. James Monaco/2</title>
      <description>&lt;p&gt;Sento il bisogno di tornare su &lt;strong&gt;James Monaco&lt;/strong&gt;, nato a Genova il 1885 : ho detto poco di lui.&lt;br /&gt;
Monaco, dopo essersi affermato come uno dei migliori pianisti di ragtime di Chicago, si è concentrato sulla composizione.&lt;br /&gt;
Nessuna delle altre sue canzoni ha raggiunto la popolarità di &lt;u&gt;“You Made Me Love You”&lt;/u&gt;, una delle più famose canzoni del secolo, ma Monaco ha composto tanto e le sue melodie sono spesso meritevoli di menzione.&lt;br /&gt;
Una digressione: Monaco ha composto insieme a &lt;strong&gt;Salvatore Guaragna&lt;/strong&gt; ( &lt;strong&gt;Harry Warren&lt;/strong&gt;) una canzoncina per &lt;strong&gt;Nick Lucas&lt;/strong&gt; (&lt;strong&gt;Domenico Lucanese&lt;/strong&gt;). Niente di memorabile, ma trovo piacevole il fatto che hanno provato a fare insieme qualcosa…&lt;/p&gt;</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1053/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1053/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1053</guid>
      <pubDate>Mon, 13 Jun 2011 15:14:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1053</trackback:ping>
    </item>
    <item>
      <title>Italian Jazz Standards . Peter De Rose</title>
      <description>&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Peter De Rose&lt;/strong&gt; è certamente fra i più interessanti compositori di canzoni del novecento.&lt;br /&gt;
Anche come pianista andrebbe rivalutato, insieme al suo trio con la cantante &lt;strong&gt;Annette Hanshaw&lt;/strong&gt; ed il clarinettista &lt;strong&gt;Jimmy Lytell&lt;/strong&gt;. Siamo negli anni venti e sembra un organico di jazz contemporaneo.&lt;br /&gt;
Uguale organico: voce femminile, strumento a fiato e pianoforte, è stato usato dalla grandissima &lt;strong&gt;Bessie Smith&lt;/strong&gt;. E la Smith ha un inciso un brano di Peter De Rose, &lt;u&gt;“Muddy Water”&lt;/u&gt;. Questa canzone è erroneamente indicata nell'album di &lt;strong&gt;Aretha Franklin&lt;/strong&gt;, &lt;u&gt;'Oh, Yeah!'&lt;/u&gt;, si tratta di un altro brano il cui titolo esatto è &lt;u&gt;"I'd Rather Drink Muddy Water"&lt;/u&gt; di un altro compositore. Il brano di De Rose è stato inciso, oltre che da &lt;strong&gt;Bessie Smith&lt;/strong&gt;, da &amp;lt</description>
      <link>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1052/Default.aspx</link>
      <comments>http://www.ninoderose.it/Blog/tabid/63/EntryID/1052/Default.aspx#Comments</comments>
      <guid isPermaLink="true">http://www.ninoderose.it/Default.aspx?tabid=63&amp;EntryID=1052</guid>
      <pubDate>Tue, 31 May 2011 18:34:00 GMT</pubDate>
      <slash:comments>0</slash:comments>
      <trackback:ping>http://www.ninoderose.it/DesktopModules/Blog/Trackback.aspx?id=1052</trackback:ping>
    </item>
  </channel>
</rss>