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   JAZZ BLOG Riduci
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Autore: 1455845@aruba.it Creato: 06/07/2006 16.59
Possibilmente parliamo di jazz...

Da 1455845@aruba.it il 26/12/2006 6.01

abbiamo fatto un concerto alla triennale di milano... noi ovvero il quartetto jazz 'milano', please don't forget le virgolette... se il gruppo può contare su di una autentica esperienza di 'performers', cioè se ognuno dei musicisti coinvolti ha una sufficiente esperienza di esecutore musicale e di improvvisatore jazz... la musica stessa ti dice cosa devi suonare... lo hanno detto in molti ed è assolutamente vero... ed è questo che vorrei dire a tanti giovani e non giovani che si affannano a rovesciare sul povero pubblico quante più note possono: imparate ad ascoltare la musica... forse vi sta chiedendo altro...

Da 1455845@aruba.it il 20/12/2006 6.52

una delle amenità di oggi è il rigonfiamento delle capacità artistiche dei "compositori" di colonne sonore... si tratta di una musica funzionale, dove l'arte è molto poca e il mestiere è quasi tutto... scenografia musicale: il ruolo che nel calcio ha il pubblico, che, di solito, ha molto più inventiva dei suddetti "compositori"... ma quello che forse s'ignora è come vengono assegnati questi pagatissimi lavori... fred bongusto, cantante molisano abbastanza famoso per le "balere"..., ha "composto" decine e decine di colonne sonore... quando smise, spiegò che non faceva più colonne sonore perchè non se la sentiva più di invitare a cena i produttori e perdere regolarmente nel poker dopocena... a buon intenditor...

Da 1455845@aruba.it il 10/12/2006 6.47

notoriamente non amo la tromba ed il sassofono, anzi detesto il sassofono e qualche volta la tromba... poi mi ritrovo ad ascoltare con attenzione e partecipazione un trombettista o un sassofonista... pertanto, bisogna concludere che non è questione di strumento (che è un mezzo...), ma di sensibilità e concezione musicale: se il soggetto ha una sensibilità ed una concezione musicale che condivido, lo strumento non ha importanza... niente di nuovo, ma la conferma che si hanno dei limiti... la cosa può essere anche rovesciata: se uno strumento mi piace, sono disposto a seguire anche una concezione musicale che non condivido: ho riascoltato il duo del vibrafonista walt dickerson con il pianista sun ra... mi sono divertito... niente che vorrei rifare, tranne qualche colore qua e là, ma sono due strumenti che sento miei...

Da 1455845@aruba.it il 07/12/2006 13.24

che i giornalisti confondano il jazz e la musica americana è notorio... e che ogni giorno esca un librettino o un libricino o un libretto dove un giornalista ci dice quali sono i grandi del jazz e quali sono le incisioni che bisogna comprare è un fatto... bisogna accettarlo... in fondo, a modo loro, contribuiscono a diffondere il jazz e soprattutto una cattiva comprensione dello stesso... una delle balle più indigeribili è che Big Band sia uguale a Jazz e che, pertanto, tutta la musica d'uso e da ballo (a questo punto, di tutto il mondo...) sia jazz... mi piacerebbe solo che si ricordassero tutti gli artisti che, esacerbati dal dovere suonare nelle big band per pagarsi il fitto di casa, passavano la notte cercando posti dove potessero suonare ciò che volevano e spesso ciò costava loro la vita... e questo da Bix Beiderbecke a tanti boppers fino ai giorni nostri...

Da 1455845@aruba.it il 16/11/2006 15.46

anche se il jazz è nato dall'incontro/scontro fra la cultura europea e quella africana, condito in salsa ebraica..., è stato molto importante che sia nato in america e sviluppato in america... perchè sia in europa che in africa o nell'asia minore, l'integralismo è dietro l'angolo... non riusciamo ad accettare l'altro... il diverso... (non ci riescono nemmeno gli americani... è vero, ma hanno una costituzione che li costringe a fingere di farlo...)... faccio due esempi, che mi sembrano illuminanti: in italia non puoi cambiare il testo di una canzone, mentre in america è possibile modificare il testo originale perchè non corrisponde alle caratteristiche della tua etnia, religione, sessualità e così via... così i neri cambiavano blue eyes in bright eyes... in italia i musicisti scelgono uno stile con atteggiamento da talebani... mentre in america, tutti mostrano rispetto per lo stile degli altri...( o almeno fingono di farlo: ed è sicuramente preferibile all'integralismo italiano...) insomma, solo in america (tutta l'america a dire il vero...) poteva nascere un incrocio di culture ed il rispetto sia per una formazione autodidatta come Lionel Hampton che per una formazione da musicista colto come Gary Burton... sia per Django che per Jim Hall... sia per Erroll Garner che per Bill Evans... sia per il flauto da strada di Roland Kirk che per quello colto di Hubert Laws... anyone for freedom?

Da 1455845@aruba.it il 05/11/2006 14.41

il jazz è difficile per gli italiani perchè, come tutti i popoli monoteisti e integralisti, non accettano che qualcosa che loro conoscono possa essere proposta con un aspetto diverso... alla base del jazz c'è questa tolleranza e questa curiosità nel sentire un motivo risaputo da una prospettiva diversa, con diverse armonie, metrica ed indirizzo espressivo... mentre gli italiani pensano che una canzone si faccia in un solo modo e costringono chi la ripropone ad imitare la versione che conoscono... insomma, a dispetto del loro indiscutibile talento musicale, gli italiani hanno una cultura da "balera" e questo impedisce il raggiungimento di una visione internazionale che è l'unica possibile per il jazz.

Da 1455845@aruba.it il 26/10/2006 11.38

ho notato che una mia ex allieva, ormai una cantante preparata ed attiva, usa il suo vero nome quando canta classico ed un 'nickname' quando canta jazz... e mi è venuto in mente un grande clarinettista Bill Smith, che quando suonava musica da camera classica, si firmava William O. Smith... Bill Smith era la prima scelta di Dave Brubeck per sostituire Paul Desmond, e posseggo una incisione deliziosa di Smith con Jim Hall, Monty Budwig e Shelly Manne che improvvisano su temi folk... se a questo si aggiunge che Smith era ambasciatore americano a Roma... la domanda spontanea è la seguente: ma come fanno ad avere tutto questo tempo libero gli ambasciatori?...

Da 1455845@aruba.it il 12/10/2006 2.13

è divertente come nel jazz viene accolto male un polistrumentista... in realtà, chiunque deve suonare almeno un paio di strumenti per completare la propria preparazione musicale...a questo proposito erano divertenti le lezioni di piano di phil woods su una rivista francese, dove il sassofonista perorava la necessità di conoscere il pianoforte per qualsiasi strumentista non pianista... del resto basta pensare al pianismo di charlie mingus o di john surman, per rendersi conto di quanto sia importante sapere suonare il pianoforte per una perfetta conoscenza armonica... ma il polistrumentista è qualcuno che vuole esprimersi con vari mezzi, in vari contesti... e ciò scatena la gelosia dei suoi colleghi (che ci sarebbe comunque, anche suonando un solo strumento...)... assumendo una veste di arte varia... essendo un cantante, pianista e vibrafonista, posso testimoniare che i cantanti non capiscono perchè io voglia cantare visto che suono il pianoforte... i pianisti non capiscono perchè voglia suonare il pianoforte visto che canto e suono il vibrafono... ed i vibrafonisti sono arrabbiati perchè invado il loro campo mentre potrei cantare e suonare il pianoforte... guerre fra poveri... bisogna capirle... by the way, il mio polistrumentista preferito è il canadese don thompson: contrabbassista, vibrafonista e pianista eccellente... vale la pena di raccontare come l'ho conosciuto... stavamo ascoltando il trio di jim hall al teatro olimpico e ci chiedavamo chi avrebbe suonato il pianoforte messo davanti nel palco... poco dopo, il batterista uscì e don thompson che aveva fino ad allora suonato magnificamente il contrabbasso, passò al pianoforte e con jim hall suonarono i brani incisi da hall con bill evans... poi ho comprato un suo disco di vibrafono... semplicemente eccellente...

Da 1455845@aruba.it il 24/09/2006 10.52

nel jazz, l'ideale è avere un proprio suono e l'obiettivo più alto è sicuramente riuscire ad organizzare un proprio gruppo che abbia un proprio suono... pertanto è proprio mancanza di cultura elogiare queste imitazioni di miles, coltrane o charlie parker et similia... quando un artista tende a raggiungere un suono che lo rappresenti, che lo riassumi... sente la vastità e la difficoltà dell'obiettivo... mentre che c'è di più tranquillo di rifarsi ad un modello collaudato e famoso? intrinseca assenza di una autentica sensibilità artistica in chi lo fa... e si pensi che raggiunto un "proprio" suono si è solo a metà dell'opera: poi bisogna riuscire ad avere un proprio suono di gruppo anche ripetendo un organico strumentale consolidato... si pensi a bill evans o a john coltrane: che c'è di più comune di un trio piano, contrabbasso e batteria o di un quartetto di sassofono più sezione ritmica... evans e coltrane sono stati capaci di dare a questi due organici un suono d'insieme inconfondibile.

Da 1455845@aruba.it il 21/09/2006 10.52

parlando con puccio sboto, forse il più famoso vibrafonista romano, che ha insegnato il bebop a quasi tutti i pianisti e chitarristi che circolano, semplicemente invitandoli a suonare a casa sua... gli ho chiesto perchè il vibrafono ha così poco successo in europa...soprattutto paragonato ad altre eleborazioni strumentali statunitensi come la batteria, la chitarra elettrica... forse solo l'organo hammond ha meno successo del vibrafono nonostante fats waller l'abbia lanciato con un capolavoro autentico com'è "jitterbug waltz"... puccio pensa che il vibrafono piace a chi ha una autentica cultura jazz... il che significa veramente a pochi...