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    <title>jazz blog</title>
    <description>Possibilmente parliamo di jazz...</description>
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    <pubDate>Mon, 01 Jun 2026 04:32:07 GMT</pubDate>
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      <title>to swing or not to swing</title>
      <description>in europa, si è sempre accettato un musicista che abbia poco o niente swing, purchè il suo prodotto sia di buon livello. è giusto così, perchè il pubblico europeo, in generale, non cerca di individuare lo swing.
accettare, ad esempio, george shearing, ha una sua logica: è un eccellente pianista e musicista, lo swing è appena accennato, ma la sua classe compensa questa sua lacuna per molti ascoltatori.
in realtà, anche alcuni statunitensi non hanno fatto dello swing una componente essenziale del loro lavoro. e molti hanno suonato o cantato con colleghi senza swing, la cui capacità musicale è fuori dal comune: vedi louis armstrong e barbra streisand.
Si può affermare con ragionevole certezza che lo swing coincide con la pronuncia jazz. pertanto un musicista dalle forti radici classiche fa fatica a produrre swing. ma, senza arrivare a mettere perlman con oscar peterson o kiri katanawa con ray brown, la contaminazione può risultare interessante. la famosa frase di duke ellington va ritoccata: non è detto che non significa niente, se non ha swing. così come non è detto che un europeo abbia meno swing di uno statunitense. anche pensando solo all'italia: franco d'andrea, enrico pieranunzi e antonio faraò producono swing quanto e più di uno statunitense. e se penso all'altra nazione europea che conosco abbastanza, la gran bretagna, aggiungo che nessuno, e sottolineo nessuno, può insegnare a fare swing a musicisti come victor feldman, stan tracey o gordon beck. by the way, niels pedersen, dave holland e george mraz 'swingavano duro' anche nel loro paese nativo.</description>
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      <pubDate>Tue, 15 Jan 2008 05:51:00 GMT</pubDate>
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